Il Futuro

di Luis Orlando Pardo Lazo

 

Il futuro è fossile.
Il futuro è foul.
Il futuro è una pioggerellina davanti alle macchine fotografiche.
Il futuro è un rumore parassita nei microfoni.
Biografie che si scoraggiano, che non si scelgono.
Piccole esistenze che si gonfiano di pioggia e dolore.
Memoria scalcinata come le colonne con osteoporosi e le facciate screpolate di questa città.
Il futuro è fede. Una fede senza fedeli, senza Fidel.
Il futuro è fascismo o per lo meno facinoroso.
Il futuro è felicità, territorio dell’immaginazione impossibile.
Il futuro sono io.
Quando il presente torna a essere precario, quando l’illusione è invisibile, quando la parola non basta neppure per ripetere parole, quando ogni discorso è demagogia,
quando il silenzio ci avvolge e ci fa sprofondare,

circondandoci di una pace postuma, antica.
Ascolta il silenzio del clarino.
Il futuro è scalciare alla deriva.
Il futuro è pedalare la disfatta: bicitaxi, macchine da cucire o da costruzione, zattere con palline, tastiere di computer preistorici, aste, casse, muri, frammenti di Rivoluzione dopo la Rivoluzione.
Il futuro è reazione intensa.
Il futuro è un’Avana fuori da una Storia eccessiva.

Il futuro è mancanza di istologia.
Avana nostra che stai nel fango, nazionalizzato sia sempre il tuo nome, vengano a noi le tue rovine, sia fatta la tua violenza così in terra come nel suo ricordo, sia filmato il tuo futuro che non è mai stato, e liberaci da tutto eccetto che dal tuo mare.

Il futuro è umor putrido, pietroso, patrio.

Il futuro è un buco. Un’eco.
Il futuro è fumo. Umiliazione dell’umiltà.
Il futuro è adesso. Ologramma dell’oggi.

 

http://orlandoluispardolazo.blogspot.com/

Traduzione di Gordiano Lupi http://www.infol.it/lupi

 

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59 motivi per lasciare Cuba

di Orlando Luis Pardo Lazo

1. Me ne sono andato da Cuba perché a Cuba è impossibile dire ti voglio bene.

2. Me ne sono andato da Cuba perché non ho trovato un cacciavite a stella.

3. Me ne sono andato da Cuba perché Fidel era eterno.

4. Me ne sono andato da Cuba perché Fidel doveva morire.

5. Me ne sono andato da Cuba perché le buste da lettera avessero un odore.

6. Me ne sono andato da Cuba per motivi strettamente economici.

7. Me ne sono andato da Cuba senza rendermene conto.

8. Me ne sono andato da Cuba perché il Duca Hernández se ne andò da Cuba.

9. Me ne sono andato da Cuba per guardare da un telescopio.

10. Me ne sono andato da Cuba per non scopare più alla cubana.

11. Me ne sono andato da Cuba per visitare un sexy-shop.

12. Me ne sono andato da Cuba per diffondere i video su YouTube.

13. Me ne sono andato da Cuba per non conoscere tanta gente.

14. Me ne sono andato da Cuba perché il raffreddore mi stava uccidendo.

15. Me ne sono andato da Cuba per comprare libri pubblicati in edizioni decenti.

16. Me ne sono andato da Cuba per leggere Buesa.

17. Me ne sono andato da Cuba per abbonarmi a un giornale qualsiasi.

18. Me ne sono andato da Cuba per viaggiare seduto.

19. Me ne sono andato da Cuba per visitare un giardino zoologico con gli animali.

20. Me ne sono andato da Cuba perché mia mamma è morta.

21. Me ne sono andato da Cuba perché nessuno mi pianga.

22. Me ne sono andato da Cuba per usare il telefono mobile con disinvoltura.

23. Me ne sono andato da Cuba per non mangiare tanto riso.

24. Me ne sono andato da Cuba per mangiarti meglio.

25. Me ne sono andato da Cuba per pubblicare un romanzo che non abbia niente a che vedere con Cuba.

26. Me ne sono andato da Cuba per pubblicare il grande romanzo su Cuba.

27. Me ne sono andato da Cuba per girare la seconda parte di Memorie dal sottosviluppo.

28. Me ne sono andato da Cuba perché la musica del Festival del Cinema era molto triste.

29. Me ne sono andato da Cuba perché Eslinda Núñez è invecchiata.

30. Me ne sono andato da Cuba per ballare dal vivo con Willy Chirino.

31. Me ne sono andato da Cuba per farmi cucire un vestito su misura.

32. Me ne sono andato da Cuba per guidare a più di 200 chilometri orari.

33. Me ne sono andato da Cuba per non dover mostrare alla polizia il documento.

34. Me ne sono andato da Cuba per collegarmi wi-fi in un parco.

35. Me ne sono andato da Cuba per vedere qualche Natale.

36. Me ne sono andato da Cuba per vedere se la neve era vera.

37. Me ne sono andato da Cuba per vedere cosa succedeva.

38. Me ne sono andato da Cuba per poter comprare i biglietti della lotteria.

39. Me ne sono andato da Cuba per iniettarmi un litro di silicone.

40. Me ne sono andato da Cuba per curarmi una malattia degenerativa.

41. Me ne sono andato da Cuba per fare uno sciopero.

42. Me ne sono andato da Cuba per giocare a golf o biliardo.

43. Me ne sono andato da Cuba per fondare una ONG.

44. Me ne sono andato da Cuba per vedere i rappresentanti.

45. Me ne sono andato da Cuba perché i miei figli avessero un’altra nazionalità.

46. Me ne sono andato da Cuba per travestirmi senza richiamare l’attenzione.

47. Me ne sono andato da Cuba per innamorarmi di un altro cubano.

48. Me ne sono andato da Cuba per tornare a un concerto di Silvio.

49. Me ne sono andato da Cuba per tornare.

50. Me ne sono andato da Cuba per mandare pubblicamente a quel paese la madre del Presidente.

51. Me ne sono andato da Cuba per votare chi mi sembra il migliore.

52. Me ne sono andato da Cuba per non dover votare.

53. Me ne sono andato da Cuba per non sentir parlare di comunismo per almeno cent’anni.

54. Me ne sono andato da Cuba per iscrivermi a un partito comunista che si rispetti.

55. Me ne sono andato da Cuba per incompatibilità di carattere.

56. Me ne sono andato da Cuba per fargli un dispetto.

57. Me ne sono andato da Cuba per chiedermi perché avrei dovuto andarmene.

58. Me ne sono andato da Cuba per non dover rispondere perché non dovrei tornare.

59. Me ne sono andato da Cuba perché non lo so.


(da Diario de Cuba, 4 dicembre 2010)

Traduzione di Gordiano Lupi

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Il Futuro Es Hoy

Bella intervista a Sandra Gomez, regista cubana i cui documentari narrano la società cubana. Ora vive in Svizzera.

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VOCI CUBANE

Cuba è un’isola mitica, che negli ultimi cinquant’anni è stata un vero e proprio laboratorio vivente nell’attuazione di una delle più potenti ideologie del nostro secolo: il Comunismo. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica e l’incalzante industrializzazione della Cina, Cuba resta oggi l’ultimo baluardo di un sogno romantico di cui pochi, conoscono i risvolti concreti a causa del suo isolamento geografico, economico e mediatico. Questo documentario raccoglie le interviste fatte a tre protagonisti della Blogosfera indipendente cubana: Claudia Cadelo, Orlando Luis Pardo Lazo e Yoani Sanchez.

Di fronte a una rivoluzione che ha sacrificato gli ideali in nome del controllo, oggi i veri rivoluzionari sono i Blogger, persone che non rinunciano al diritto di parola e che, non senza difficoltà, mettono le loro idee in una bottiglia e le affidano a quel grande mare che è la Rete. Ascoltando le loro storie capiamo il delicato ruolo che il Web esercita negli scenari dove la censura limita la libertà d’espressione, a Cuba come nel resto del mondo.

GRAZIE a tutti quelli che mi hanno dato una mano a mettere questo video in rete e a tutti quelli che vorranno aiutarmi a diffonderlo. Internet può essere un’ottima arma contro i regimi: la visibilità globale offerta dal Web 2.0 è un ottimo scudo contro i pericoli e il miglior antidoto contro la paura.

L.

 

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CARTA APERTA AL MONDO MA NON AD ABEL PRIETO (MINISTRO DELLA CULTURA DI CUBA)

di Orlando Luis Pardo Lazo
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La settimana scorsa ho fatto un’esperienza eccezionale. Per due giorni ho parlato davanti a una macchina da presa, impegnato a collaborare alla realizzazione della docu-fiction Trocadero 162, bajos, del regista Tomás Piard, che vuole raccontare gli ultimi anni di José
Lezama Lima.
Il film narra l’ostracismo finale del nostro più grandescrittore nella sua stessa patria e la sua resistenza contro il vuoto della società cubana fino alla morte avvenuta nell’agosto del 1976. La pellicola cerca di porre rimedio all’ignoranza abissale che ancora oggi esiste attorno alla sua scrittura, non solo tra il pubblico dei profani ma anche tra gli universitari dell’Isola (persino nell’esilio Lezama Lima è come uno strano fossile, ma almeno è entrato a far parte dei programmi di insegnamento).

Sul set dove si girava il film ho incontrato una studentessa di Storia e una giovane professoressa della Facoltà di Arti e Lettere, entrambe dell’Università dell’Avana. Ho dialogato da vicino con due persone che hanno avuto il piacere di assaporare l’amicizia, la rassegnazione, il sorriso e persino la mancanza dell’ultimo Lezama Lima: il poeta incompiuto di Oppiano Licario e il narratore inedito di Fragmentos a su imán, un’ombra così piñeriana che nuotava addormentata con le mani legate. Virgilio vomitò la sua paura, ma Lezama Lima se la inghiottì. (Orlando fa riferimento allo scrittore cubano Virgilio Piñera e alle sue dichiarazioni – so solo che ho paura, molta paura – contro il regime dopo il discorso di Castro agli intellettuali, ndt).

L’ultima opera di Tomás Piard – che nel 2008 ha realizzato con l’ICAIC il lungometraggio El viajero inmóvil (Il viaggiatore immobile) su Paradiso (capolavoro di Lezama Lima, ndt) – è già in fase di montaggio presso la Facoltà di Arte dei Mezzi di Comunicazione Audiovisivi, e debutterà domenica 19 dicembre  2010, giorno del compleanno di Lezama Lima. Abbiamo lavorato molto, ragionando sull’opera del grande scrittore per ore e ore di riprese. La produzione di UNIÓN non ha ripagato lo sforzo. Adesso si aggiunge la beffa che in nessuna delle sequenze di Trocadero 162, bajos compariranno il mio volto e la mia voce. Lo Stato cubano cancella ancora una volta, per un’assurda decisione politica, le tracce insignificanti e magnifiche di Orlando Luis Pardo Lazo (come un Re Mida al contrario, tutto quel che tocco si trasforma in orrore).

 

Qualche funzionario, nelle segrete stanze del Ministero della Cultura, ha preso la decisione più irrispettosa e si è lasciato sfuggire una sforbiciata dispotica. La nostra nomenklatura fatta di menzogne vomita la sua sterilità sulla memoria senza pace di José Lezama Lima. Ripetiamo il crimine di Carneade contro gli scrittori cubani. Oggi come ieri. Continuiamo a stigmatizzare come terapia occupazionale. Cambierà l’universo, ma i censori non cambiano: continuano a essere mantenuti dall’infantilismo del potere che inventa nemici per risolvere problemi. Se accadono certe cose con tale disinvoltura in pieno novembre 2010, non voglio neppure immaginare su quale letto di rose morì Lezama Lima negli anni Settanta del secolo scorso.

Non so se in un altro paese una persona dovrebbe rinunciare a portare avanti il suo compito per una simile atrocità (io per lo meno non rinuncio a essere uno dei narratori underground della mia generazione). Non so se affiggere un proclama di combattimento alla porta di ogni ministero o conferire ai nuovi Pavon (un famoso censore del passato, ndt) il beneficio stilistico del mio perdono. Nel mio cuore di figlio orfano mi spiace per Tomás Piard, un cubano buono e universale che rozzi provinciali definiscono un regista amatoriale. Mi spiace per il 2011 che si annuncia peggiore di un altro Quinquennio Grigio, sembra un assurdo periodo nero per le persone geniali. Mi rallegro solo per la trasparenza di questo gesto grottesco con cui il potere mette nero su bianco il suo disprezzo assoluto per tutto quel che profuma di intellettuale (la Sicurezza dello Stupro conferma così di fronte al mondo la sua stupidità).

Nei piani alti sanno bene che nessun cittadino e meno che mai un Premio Nazionale per la Letteratura protesterà (lo stesso Lezama Lima non protestò). I funzionari del ministero sono consapevoli che questo colpo basso farà venir meno la solidarietà intorno alla mia persona, per mero istinto di conservazione (si salvi chi legge). Pensano che resterò più solo di un suicida, e proprio questa è la formula dell’odio trionfante nel sistema socialista (in spagnolo: socialipsista, ndt): con tutti e per la mediocrità di tutti (eccetto Abel Prieto, Ministro della Cultura che è esentato dalla lettura di questa lettera aperta al mondo: il suo incarico gli permette di amministrare i presupposti della colpa ma non la dignità della cultura).

Di fronte alla sfida della bellezza e della verità, la nostra patria postuma prima del tempo fa il gioco di sempre mentre i suoi cani cerbero non si azzardano a muovere un dito per cambiare le cose. Nascere qui pesa come una sconfitta innominabile. Non so proprio dire quella parola: Rivoluzione.

Al punto in cui siamo non ho niente in cui sperare, neppure l’assenza.

Cuba sarà libera. Io non lo sono mai stato.

 

 

 

Gordiano Lupi

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IL MONDO VOLAVA SU UN CAVALLO BIANCO

IL MONDO VOLAVA SU UN CAVALLO BIANCO

di Orlando Luis Pardo Lazo

da VOCES 2 – settembre 2010

Canzoni schifose che segnarono a morte il nostro cuore povero e provinciale. Ballate di poco valore, certamente. Poesie sdolcinate che i nostri antenati interpretarono mentre svolgevano i loro lavori domestici del fine settimana o mentre di notte facevano mediocremente l’amore (un altro lavoro domestico).

Cattiva musica. Pessima. Inimitabile e senza paragone. Kitsch tropicale da alcova. Boleri light e melodrammi pop-corn di cornuti e ricchi uomini maturi. Strofe spremute con versi indimenticabili, eufonie che ci accompagneranno ben oltre il Giudizio Finale di fronte a un pubblico ministero dello Stato o di Dio.

Con una simile colonna sonora abbiamo succhiato il latte dalla madre e abbiamo appreso le prime parole di spagnolo. Una specie di spagnolo. Melodie genetiche, generazionali, geniali nonostante la loro ingenuità. Tutto un background di quartieri distrutti sotto le grida dei neonati che siamo stati e gli onanismi onirici degli adolescenti invecchiati senza mai esserlo completamente.

Oggi Cuba viene messa a tacere a forza di grida di ripudio e demagogia politica, pasto teatrale per il volgo: ultimi movimenti niente affatto estetici di una Rivoluzione il cui repertorio musicale non farà sentire niente di nuovo.

Oggi siamo come zombi in chiave di sol sostenuto maggiore, il più noioso degli accordi. Monotonia di un pentagramma che è rimasto con i microfoni in bianco. Nessuno ricorda le minacce apocalittiche del Premier del nostro unico Partito, così come nessuno rammenta le parole dell’ultimo successo della stagione delle ballate.

Cancelliamo scene. Abbandoniamo abitazioni quasi al ritmo della risacca. Cuba come paronimo perfetto di Coda.

E, allora, quando alla fine la speranza prende le sembianze di una malattia endemica, quando sappiamo di essere soli in una generazione così vasta e che non faremo niente che dopo valga la pena di pensare, allora, stanchi di dare testate contro i fantasmi suicidi, senza saperlo ci trasformeremo in funzionari pragmatici, quando lo scintillare del giorno dopo giorno sarà una nebbia sorpassata dalle nostre cateratte concettuali di gente che si è lasciata rubare il tempo che gli è toccato vivere, allora, il dono di quella musica della nostra stupida infanzia ci aspetterà ancora lì, come un visto per salvarci, come un talismano contro le dittature di tipo totalitario o democratico, come un cuscino dove appoggiare la nuca e chiedere perdono all’amore per aver chiacchierato troppo in suo nome e per averlo praticato così poco.

La cultura intera sarà condensata solo in due o tre frasi di paccottiglia che esprimeranno meglio di qualunque trattato quel che siamo stati senza saperlo. Endecasillabi indemoniati dai quali non aveva senso tentare la fuga, perché tra le loro metafore mefitiche, in alcune delle loro innumerevoli sdolcinate sonorità (meglio della falsa intelligenza dei veri poeti), risuonerà l’anima segreta di una truffa in fase terminale chiamata cubanità.

Traduzione di Gordiano Lupi

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LA LIBERTAD

Permetteremo che l’oscurità esterna spenga la luce che portiamo dentro? Libertà è l’unica soluzione. Apertura, tolleranza, democrazia. La libertà è uno stato interiore dall’interno verso l’esterno e ce ne stiamo accorgendo adesso. Pace e Amore. (da LUNES DE POST REVOLUCION di Orlando Lazoi Pardo http://orlandoluispardolazo.blogspot.com/)

Dejaremos que lo oscuro afuera apague la luz de adentro?
Libertad es la única manera.
Apertura, tolerancia, democracia.
La libertad es un estado interior de adentro hacia afuera y de eso nos estamos percatando ahora.
Paz y Amor.

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